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Susumaniello

Il susumaniello è il terzo vitigno autoctono del Salento ed in particolare dell'agro brindisino, le sue uve hanno una buccia di colore blu.

Immagine riferita a: Susumaniellouve susumaniello

Susumaniello

È il terzo vitigno autoctono del Salento ed in particolare dell’agro brindisino. Nella tradizione viticola di questo territorio veniva impiantato insieme a Negroamaro e alla Malvasia nera. La sua funzione negli uvaggi era quella di dare ai vini colore e un più alto equilibrio tra acidità e zuccheri. Proveniente dalla vicina Dalmazia, il suo nome è dovuto al fatto che, in età giovanile, la pianta di Susumaniello è particolarmente produttiva, tanto da caricarsi come un asinello. Una particolarità produttiva che, però, vendemmia dopo vendemmia, si riduce drasticamente con rese talmente basse da non giustificarne la coltivazione: pensate che una pianta di Susumaniello naturalmente può produrre 1,8-2,2 chilogrammi per pianta.

Il Susumaniello, dopo il decimo anno di vita, non supera  0,8-1 kg per ceppo. Una bassa produttività che, nel tempo, ha indotto una drastica riduzione della superficie vitata con questa varietà e messo a repentaglio la stessa presenza nel patrimonio ampelografico della Puglia. Oggi il Susumaniello, per le caratteristiche varietali così particolari, da vita a grandi vini rossi di struttura, eleganti e corposi, e pressocche inimitabili. Una miniera enologica da cui trarre oro e che tutti i produttori Salentini dovrebbero riscoprire e valorizzare.

Da un punto di vista morfologico, la pianta presenta foglie medio-grandi lisce e lucide nella parte superiore; negli allevamenti a spalliera più innovativi si tende ad aumentare le vegetazione per aumentare la superficie fogliare esposta al sole e, di conseguenza, i processi clorofilliani della pianta, soprattutto nella fase di fioritura e allegazione. Il grappolo si presenta di media grandezza, serrato, a forma semplice piramidale allungata con acino medio caratterizzato da una buccia molto pruinosa di colore blu. L’uva si presenta molto ricca di zuccheri, con un buon tenore di acidità totale, elevato livello di antociani e con un alto indice di estraibilità.

Da un punto di vista sanitario la varietà non presenta particolari problemi con le avversità climatiche e gli agenti patogeni. Viene coltivato con forme di allevamento tradizionali come l’alberello pugliese, ma anche a spalliera e con una densità di impianto superiore ai 4.000/5000 ceppi per ettaro. La maturazione dell’uva e generalmente verso la terza decade di settembre, con un vino che all’esame visivo presenta un colore rubino cupo, profondo, con un unghia porpora molto intensa e viva.

Inserito il 02 Maggio 2010 nella categoria Ampelografia

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