Le condizioni pedoclimatiche della tenuta ne fanno un terroir d'eccellenza: è qui che nasce il Progetto Susumaniello delle Tenute Rubino.
Lungo la dorsale adriatica, a 8 chilometri a nord di Brindisi, i vigneti della tenuta di Jaddico si estendono su una superficie di 50 ettari. Il patrimonio ampelografico di questa azienda è composto da varietà autoctone e italiane come Negroamaro, Malvasia nera, Susumaniello, Montepulciano e Primitivo e da una varietà internazionale come il Sauvignon Blanc. Gli impianti, quasi tutti a spalliera, sono caratterizzati da una densità per ettaro che varia tra le 5000 e le 6000 piante, allevate su terreni di origine calcarea, tendenzialmente sciolti per la presenza abbondante di una frazione sabbiosa che permette un rigoglioso sviluppo dell’apparato radicale e lo stesso drenaggio delle acque in eccesso. Il complesso delle condizioni pedoclimatiche registrate in questa tenuta fanno di quest’area un terroir d’eccellenza enologica rilevante: è qui che nasce e prende forza il Progetto Susumaniello delle Tenute Rubino.

La tradizione lo vedeva presente nei vigneti del Salento insieme al Negroamaro e alla Malvasia nera, in una percentuale di un terzo. Le uve venivano vendemmiate tutte insieme, senza distinzione varietale, non tenendo conto delle diverse epoche di maturazione. Veniva vinificato in blend con l’obiettivo di ottenere dei vini più colorati e di maggiore longevità. Il Susumaniello non apportava gradazione alcolica, ma aggiungeva frutto, intensità cromatica e una forza aromatica imponente. Era una varietà presente sino a qualche decennio fa in termini consistenti, poi, sull’onda di una ristrutturazione della base ampelografica pugliese, è stato abbandonata, espiantata, marginalizzata, sino a diventare una vera e propria rarità. Il Susumaniello, è la varietà su cui l’azienda ha investito di più per valorizzarne la sua naturale ricchezza e fragranza. Uva pregiata, molto ricca di zuccheri e di antociani, con un buon tenore di acidità totale. Varietà diffusa da tempo nell’area brindisina, il Susumaniello è un vitigno a bacca nera, resistente alle avversità climatiche e agli agenti patogeni, di probabili origini dalmate. Il nome deriva dalla sua abbondante produzione iniziale, talmente abbondante da 'caricare il somaro'. Questa produttività importante, col susseguirsi delle vendemmie, si riduce sensibilmente sino ad una media al di sotto del chilogrammo per pianta. Bassissime infatti sono le rese in un vigneto di Susumaniello che abbia superato i cinque anni di produzione, con una media che si attesta sui 40/50 quintali per ettaro.

È questa, forse, la ragione più plausibile per spiegare il graduale abbandono di questa varietà così particolare, di qualità superiore, ma certamente non in linea con logiche ispirate a produrre quantità elevate. Nella Tenuta di Jaddico, le vigne che corrono lungo la costa, sono esposte all’influsso di una ventilazione costante e beneficiano dell’intensa esposizione ai raggi del sole. Gli impianti di Susumaniello sono frutto di una selezione massale operata su un vigneto di 75 anni e sono caratterizzati da piante il cui sviluppo vegeto-produttivo è costantemente monitorato secondo un disciplinare di produzione aziendale rigoroso e attento a garantire una produzione di uve dallo straordinario impatto qualitativo.
Da questa filosofia produttiva nasce il Torre Testa di Tenute Rubino, Susumaniello in purezza, un vino emblematico, di territorio, dove complessità ed eleganza trovano una sintesi quasi perfetta. Questo vino, plurimedagliato, è considerato uno dei risultati enologici di riferimento di questa regione vitivinicola, dando prova di un’eccellenza qualitativa credibile e verificata dal gradimento ottenuto da questa etichetta sui mercati più esigenti e preparati. La Puglia del vino di qualità è chiamata ad uno sforzo comune per superare, definitivamente, il guado e conquistare la riva dell’eccellenza: il Progetto Susumaniello di Tenute Rubino, con il suo Torre Testa, costituisce un esempio valido su cui costruire futuro. 'Le aziende pugliesi – sottolinea Luigi Rubino – devono spingersi avanti con decisione in questo processo di rilancio del vino di qualità di questa regione, investendo nei vigneti e in cantina, ma anche nel marketing e nella comunicazione. Oggi le aziende vitivinicole pugliesi producono meglio, stanno attente alla qualità e vogliono aumentare la loro competitività di mercato. Occorre uno sforzo collettivo per migliorare l’immagine del vino pugliese, purtroppo ancora influenzata da una stortura produttiva che, oggi, non è più del tutto vera. La Puglia è terra di grandi vini, siamo noi che dobbiamo convincercene'.
Inserito il 25 Dicembre 2008 nella categoria Chi siamo