In Puglia si coltivava la vite e si vinificava l'uva già duemila anni fa, con un concetto quasi moderno di filiera vitivinicola.
Vitigni antichi. Selezionati dal lavoro di generazioni e generazioni di contadini che hanno trovato, in queste terre bagnate da due mari, le condizioni ottimali per attecchire e diventare esse stesse varietà identificative di territorio. Ed il mare in questa storia del vino è un protagonista assoluto. Per commerciare vino, da quelle sponde si sono sviluppati traffici e rotte di navigazione che avevano nel porto della città di Brindisi un punto di congiunzione formidabile, soprattutto per Roma e il suo impero. La storia di Visellio a Jaddico è indicativa ma non è l’unica. Mille testimonianze legano, nel mondo antico, il Salento al vino e ci ricordano che il vino è un marcatore formidabile di identità e cultura, come nessun altro alimento al mondo può fare. Questo passato si riflette nella contemporaneità enologica pugliese e salentina in forme diverse, anche contraddittorie tra loro, ma nessuno può sottovalutare il valore del patrimonio ampelografico di questa regione e il percorso produttivo di una discreta platea di produttori che, su un concetto autentico di qualità, è impegnata, finalmente, a ridefinire un profilo appropriato di eccellenza enologica che, siamo certi, contribuirà a mettere in mora quella vecchia e superficiale idea del vino pugliese, centrato sulle quantità, su un’alta gradazione e sull’essere un vino da taglio a disposizione di produttori di altre regioni vitivinicole italiane e francesi. Una lettura ingiusta e inattuale del vino pugliese che, oggi, non solo non è più giustificabile nei fatti (basta assaggiare i prodotti di una cinquantina di aziende e scoprire nel bicchiere vini di assoluto valore qualitativo) ma che questo giudizio, forse, è il portato di un vecchio limite, condiviso da altre regioni del Mezzogiorno d’Italia, che pur migliorando fortemente la qualità delle produzioni, poco si è fatto, invece, sul versante della comunicazione e dell’immagine (marketing) considerando questi aspetti secondari rispetto a quelli immediatamente riconducibili alla produzione (vigneti e cantina). Insomma si è più bravi a produrre vini anche di qualità che a organizzarsi per comunicare al meglio questa eccellenza.