La famiglia Illotta e la Cucina di Cortile: stagionalità e materie prime di qualità, anche autoprodotte, per una cucina romagnola rivisitata.
Ne 'Il Castello dei Destini Incrociati', uno dei romanzi più belli di Italo Calvino, c’è una taverna che placa l’appetito dei passanti giunti lì dopo lunghi e stremanti viaggi. E poi ci sono due mazzi di tarocchi con i quali gli ospiti, che per incantesimo hanno perso la parola, narrano le vicende che, sino lì, hanno segnato la loro esistenza. I tarocchi di Calvino sono le tessere di partenza di una combinatoria dove, con pochi elementi base, anche il lettore 'costruisce le storie' grazie alla capacità di mettere, secondo il proprio ordire e piacere, le tessere. È così che il lettore diventa anche autore del prodotto letterario e la combinatoria diventa 'un metodo di produzione'. Spostandoci nel campo enogastronomico 'questo gioco' funziona ancora.
Ci sono ancora dei posti la cui storia (nonostante la proliferazione di guide e riviste di settore che indirizzano, consigliano, valutano) è prodotta dalle emozioni e dalle impressioni che i vari ospiti hanno vissuto all’interno di quelle mura. Queste componenti si possono trovare tutte su un promontorio a metà strada tra Forlì e Cesena: C’è un Castello, che sorge sulla collina di Diegaro e ci sono 'gli elementi base' per le combinazioni (rappresentate in questo caso dal genuino patrimonio della tradizione culinaria romagnola e dalla scelta di materie prime di qualità ricercate non solo in loco, ma in tutto il settentrione di Italia con qualche incursione all’estero soprattutto per ciò che riguarda i formaggi e i vini).

Questo mese, la rubrica 'Il Ristorante' ci porta in piena Romagna, terra di grande cultura gastronomica ed è qui che nel 1980 la famiglia Illotta, già attiva da tempo nel campo della ristorazione e della ricettività, da vita a 'Quel Castello di Diegaro'. La storia e la popolarità di questo ristorante, in quasi trent’anni di attività, l’hanno fatta tutti gli ospiti che sono passati e che, attraverso il passaparola della loro esperienza vissuta all’interno del maniero, lo hanno fatto diventare uno dei punti di riferimento dell’enogastronomia di quest’angolo di Romagna.
Con noi parla Lorenzo, che rappresenta la seconda generazione di famiglia impegnata nella gestione di questa interessante realtà enogastronomica. 'Il nostro successo è figlio della gente che quando ci saluta lo fa con un arrivederci perché sa che ritornerà. La nostra fama - e ne va fiero - non è costruita sulla guide di settore anche perché nessuna di loro si è arrampicata fin qui'.
Il ristorante è ricavato all’interno di un castello riportato agli antichi splendori con un lavoro di restauro che non ne ha intaccato l’antica morfologia. Collocato su un dolce promontorio, con il mare che si vede in lontananza, la struttura è circondata da piante secolari. Una volta arrivati ci si immerge in un posto incantevole dove già la vista è un ristoro. In questo teatro di natura e di emozioni, la cortesia e la professionalità della famiglia Illotta insieme alla proposta enogastronomica vi sapranno sedurre dandovi la sensazione di un’ospitalità degna di alta nobiltà.
Ci sono delle salette interne deliziose (anche per pranzi vis à vis) e poi un balcone panoramico dove è anche possibile pranzare. D’estate, poi, il servizio si trasferisce nel parco dove, una cena al fresco degli alberi attorno alla fontana interna è davvero una occasione da non lasciarsi sfuggire.
Fin dall’inizio dell’attività la famiglia Illotta ha deciso di distinguersi dal panorama dei concorrenti locali puntando su una cucina di tradizione ma innovativa in quanto mirava, e mira ancora oggi, a mettere nel piatto materie prime di elevata qualità, ricercate anche in altre zone produttive lontane dai colli della Romagna. Il successo di Quel Castello di Diegaro è costruito attorno a scelte che hanno anticipato mode succesivamente divenute tendenza come, per esempio, la "Cucina di Cortile". 'Anche se dare definizioni non rientra nel Dna degli Illotta – ci dice Lorenzo - la nostra proposta gastronomica si può sintetizzare in queste due semplici parole che racchiudono esperienza, professionalità e amore per le cose buone.
Cucina di cortile – spiega - è tutto quello che è legato alla qualità delle materie prime: genuine ed esclusivamente di stagione per dare vita ad una cucina casalinga talvolta molto rivisitata grazie all’inventive e all’abilità dello staff di cucina, attualmente guidato da Floriano Iannucci che crea piatti romagnoli con ingredienti provenienti non solo dall’Emilia – Romagna'. Ogni mese a Quel Castello di Diegaro si da vita ad un menù diverso legato al susseguirsi dei periodi delle stagioni. Stagionalità per la famiglia Illotta significa far godere di prodotti differenti giunti nella loro piena fase di maturazione che ne garantisce il massimo della qualità organolettica.
Cucina di Cortile significa anche amore verso gli animali. 'All’interno del Menu – continua Lorenzo - trovano spazio piatti realizzati con gli animali che alleviamo direttamente noi, come i capretti, i polli, i piccioni e le faraone, senza nessuna pratica intensiva e di batteria oppure che provengono da produttori che ne certificano l’allevamento in libertà: gli agnelloni provengono dal Consorzio di Brisighella, mentre la pregiata Chianina IGP proviene dall’allevamento lem di Dozza; infine le razze bovine marchigiana e la notevole romagnola IGP provengono dall’azienda Montefeltro di Verucchio (RN). Ciò basta a far capire che a Quel Castello di Diegaro i grossisti di prodotti alimentari sono banditi.
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La qualità delle materie prime - spiega ancora Lorenzo - è figlia di una scrupolosa selezione dei produttori grazie ad un processo che ci porta ad innamorarci di quei prodotti che poi introduciamo nelle nostre proposte, perché è grande la voglia di riassaggiarlo magari nella veste di un piatto tipico di Romagna'. Nella sostanza è come se la filiera di qualità dei prodotti fosse certificata dal gusto e dall’esperienza di Famiglia che garantisce ai propri ospiti una assoluta tracciabilità di tutti i passaggi che i prodotti hanno fatto fino alla tavola. In questo periodo dell’anno è possibile gustare autentiche prelibatezze come il piccione in glace di castagne e tartufo nero con tortino di verze e Parmigiano stravecchio, la faraona in fricassea con scalogni glassati e finferli, l’arrosto bianco di agnello del consorzio, il pollastrello con carciofi e crema di patate solo per citare alcuni piatti.
Nonostante una relativa distanza dal mare il pesce, proveniente dal vicino mare Adriatico, non fa sentire la sua nostalgia: il pescato del giorno, posto in bacchetti da esposizione all’interno del ristorante per certificarne la freschezza, è preparato alla griglia, in crosta di sale, al forno con verdure, oppure crudo. La pasta, poi, come le piadine, il pane e i grissini sono preparati artigianalmente dallo staff di cucina o da produttori locali selezionati. Nel menù non mancano le tagliatelle, gli strozzapreti, i cappelletti, i cappellacci preparati con tartufo bianco, ragù bianco e porcini, oppure con crema di zucca e guanciale croccante su rucola selvatica.
Uno spazio particolare a Quel castello di Diegaro è legato ai formaggi con un carrello che ospita grandi prodotti a latte crudo, in prevalenza piemontesi, i classici della regione - come i pecorini al fieno, il formaggio di fossa, il raviggiolo in felce e lo squaquerone - con qualche incursione dall’estero, in particolare in Francia e in Svizzera.
Il vino merita un capitolo a parte, perché è anche sull’abbinamento cibo vino che la famiglia Illotta ha costruito buona parte della sua fama. 'Quando mio padre aprì questo ristorante – spiega Lorenzo – nessuno in zona aveva una carta dei vini. Mio padre ne ha messo su una smentendo la tradizione del posto che voleva gli abbinamenti costruiti sulle produzione locali'. La cantina oggi racchiude una storia che parte dal 1959. Da questa vendemmia comincia un percorso che attraversa tanti angoli d’Italia e del mondo e che conta più di 400 etichette tra italiane e internazionali con una predilizione per i vini francesi.
'Anche per quello che concerne il vino - illustra Lorenzo - la selezione delle etichette rifugge dalle mode del momento e prende vita dai gusti personali della famiglia oltre che dalla conoscenza diretta dei produttori e dei vini. Quando decidiamo di mettere un produttore nella carta – continua - vuol dire che vogliamo trasmettere la nostra passione per il vino di qualità ai nostri clienti, guidandoli verso realtà e produzioni che per molti di loro sono sconosciute'. Ogni mese, inoltre, vengono selezionate 10 etichette proposte in degustazione a calice.
La cantina di Quel Castello di Diegaro è un locale ipogeo dove, ad una temperatura media di 12-14°, vengono custodite le bottiglie differenziando quelle d’annata da quelle invecchiate. Le prime occupano una parete e sono poste tutte in verticale su degli scaffali di abete, mentre nei rimanenti tre quarti del locale, una scaffalatura in faggio custodisce le produzioni di spessore.
Il capitolo del vino ci porta direttamente agli abbinamenti con alcune etichette della gamma Rubino. L’attenzione di Lorenzo si concentra su quelle produzione figlie, pressoché, di vitigni autoctoni della Puglia e che stanno facendo calamitare su Tenute Rubino l’attenzione da parte degli addetti ai lavori e dei winelovers grazie alla capacità di questi vini di trasmettere la millenaria tradizione della viticoltura del Salento. 'Il Marmorelle Bianco lo vedo bene con i Cappellacci di Raviggiolo con rucola selvatica in quanto la nota dolce del vino addolcisce il sapore piccante derivante dalla rucola; mentre l’Agnello di Brisighella in tegame lo abbino con il Torre Testa: sia il piatto che il vino sono realtà complesse che si esaltano nella loro unione. La struttura e la rotondità del Susumaniello (vino di cui mi sono innamorato al primo sorso) rendono intrigante e passionale il gusto forte dell’agnello; infine con il Visellio (primitivo in purezza) propongo il Pollastrello ruspante con scalogni glassati in foglia di cavolo e verza'.
Quel Castello di Diegaro è anche pizzeria, allestita nella veranda, con un menù fatto di pizze classiche, gourmard e del Castello preparate con la pasta madre, e con un’interessante carta delle birre. La veranda è un giardino invernale, illuminato solamente da abat jours e candele, crea la giusta atmosfera conviviale grazie anche al suggestivo panorama che porta lo sguardo fino al mare. E poi c’è La Locanda, ricavata nei piani alti del castello: nella quattro stanze, tutte con i più moderni comfort, il riposo diventa esperienza indimenticabile.
Quel Castello di Diegaro
Via Emilia Ponente Loc. Diegaro
Uscita autostradale Cesena Nord
47522 Cesena (FC)
Tel. 0547.347030 - Fax 0547.345070
Mobile 380.5412654
info@quelcastello.it
Inserito il 04 Novembre 2009 nella categoria Il ristorante del mese
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