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Il vino in America, parla Diego Meraviglia

Diego Meraviglia da sommelier ad importatore negli Stati Uniti parla del consumo di vino in America in un colloquio con Franco Ziliani.

Immagine riferita a: Il vino in America, parla Diego MeravigliaDiego Meraviglia, uno dei sommelier italiani più famosi in America

Il consumo di vino in America: parla Diego Meraviglia

"Con la crisi economica del 2008  -  afferma Diego Meraviglia a Franco Ziliani per il sommelier.it   - sono cambiate le abitudini dei consumatori statunitensi che sono rimasti fermi sui vini più strutturati. Molti però chiedono vini di nicchia. La prima differenza tra l’Italia e gli Stati Uniti l’ho notata proprio nel suo lavoro di sommelier. In California, l’ambiente anche di ristoranti di alto livello é decisamente meno pretenzioso e sofisticato, rendendo il rapporto con il cliente maggiormente schietto, simpatico e scherzoso...sempre nel segno della piena professionalità. Forse la differenza principale sta proprio nella richiesta mediamente inferiore della figura del sommelier rispetto all’Italia. Specificatamente a Los Angeles, non sono molti i ristoranti che richiedono la presenza di un sommelier, soprattutto dopo la recessione del 2008".

E i sommelier italiani partono con una marcia in più: "L’abbinamento vino-cibo loro lo ignorano quasi interamente - continua Meraviglia - ed é una vera debolezza, perché mai come oggi il cliente é interessato al connubio fra cibo e vino e mai come oggi i vini che vengono prodotti anche nel ’nuovo mondo’, stanno incominciando a essere prodotti con la tavola in mente".

Negli ultimi tempi però, conferma Meraviglia, i consumatori statunitensi si sono appassionati al mondo del vino, hanno imparato ad apprezzare le denominazioni e le novità che vengono proposte nei ristoranti. Ma il palato degli americano non è certo facile: "Il cliente Americano - spiega Meraviglia nell’intervista a sommelier.it - ha generalmente dei precisi preconcetti e per la maggioranza un preciso palato spesso uni-dimensionale. La maggioranza ama vini molto strutturati, con pesante uso di legno, grande alcol e poche durezze. Queste rende decisamente più ardua l’operazione di vendita di vini più particolari, tradizionali o meno conosciuti. Le cose  però stanno cambiando molto negli ultimi tre anni. Il pubblico Americano sta imparando a considerare l’abbinamento, apprezzano l’acidità e le durezze nei vini, la voce del vitigno e del territorio invece che quella della cantina e della botte".

Tuttavia, conferma il sommelier-importatore la crisi del 2008 ha un po’ rallentato la voglia di scoperta dei palati americani che sono ritornati sui grandi classici come il Pinot Grigio, lo Chardonnay, il Cabernet Sauvignon e il Sangiovese. Resta però una buona parte di clientela appassionata al vino e alle produzioni di nicchia. Come conseguenza della crisi è calata anche la fascia di prezzo dei vini consumati e per i brand italiani ci sono delle buone notizie: "noi italiani ci siamo un po’ salvati grazie al fatto che nella fascia di prezzo media, per rapporto qualità-particolarità-prezzo, siamo imbattibili. Grande orgoglio - conclude Meraviglia - rimane il fatto che il vino importato più venduto in assoluto, é effettivamente quello Italiano".

 

Diego Meraviglia, la biografia

"Il mio primo contatto con il vino - dice Meraviglia -  é iniziato verso i 9 anni (in America avrebbero arrestato i miei genitori!), quando mio padre mi permise di bere del vino allungato con l’acqua a pranzo, come spesso capita in Italia. Essendo Piemontese, specificatamente dalla zona dei Colli Novaresi / Ghemme, é praticamente impossibile non essere a costante contatto con il vino e la vite. Da queste parti come altrettante in Italia, il vino scorre nelle vene. Il mio rapporto professionale é incominciato poco dopo la maturità, quando ero in fase di scelta di che tipo di mestiere intraprendere.  La mia compagna a quei tempi, ora mia moglie, era anche lei coinvolta nel mondo del vino. Avevo molti amici che lavoravano nella ristorazione e nel campo vitivinicolo e la passione crebbe in maniera significante, allorché decisi di iscrivermi al corso di Sommelier AIS nel 2003. Da li é incominciata una vera e propria storia d’amore e di orgoglio che mi ha portato a dove mi trovo oggi".

Si è trasferito a Los Angeles nel 2006: un inizio di periodo non facile per chi ha voluto tentare la sorte negli States.  Meraviglia arrivato in America ha dovuto impiegare sei mesi per ottenere un visto stabile, un periodo in cui ha lavorato non solo come sommelier ma anche come cameriere 'in nero' soprattutto presso ristoranti gestiti da italiani. Solo dopo un anno (e grazie a un buon avvocato e ad alcuni risparmi messi da parte negli anni precedenti) è riuscito a ottenere la carta verde, ovvero la cittadinanza negli Stati Uniti per meriti di carriera ha fatto rapidamente strada. Ha lavorato come sommelier presso vari ristoranti di spicco della grande città californiana.

E per chi vuole intraprendere la sua stessa strada il punto di partenza è 'l’ottima padronanza dell’inglese - afferma Meraviglia - In secondo luogo é determinante avere bene in mente le regole per avere un visto, e armarsi di un piano preciso per ottenerlo. Senza quello il viaggio sarà solo una piacevole vacanza costosa. Per quanto riguarda la sensibilità, bisogna essere coscienti del fatto che in America come in nessun altro luogo, il cliente ha sempre ragione'.

Di recente Meraviglia ha ottenuto il premio internazionale AIS/Villa Sandi ed é entrato in società con una compagnia di importazione e distribuzione vino arrivando a ricoprire il ruolo di Vice Presidente. Meraviglia, ex-Assistant Wine Director al ristorante "Il Moro" di Los Angeles e attuale Sommelier & Assistant Wine Director presso La Piazza Restaurant, è attivo collaboratore dell’AIS California. La scommessa del self made man Diego Meraviglia l’ha vinta visto che oggi oltre alle consulenze per cantine e ristoranti di Los Angeles è vice presidente della Fourcade & Hecht.

Inserito il 19 Maggio 2010 nella categoria Parola di

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