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Puglia, viticultura in crisi per costo uva

L'allarme lanciato dal presidente della CIA Barile:'Le produzioni pugliesi di uva hanno prezzi bassi che non riescono a coprire i costi all'origine'.

Immagine riferita a: Puglia, viticultura in crisi per costo uvaLa viticoltura pugliese è alle prese con una situazione "drammatica" che richiede un intervento rapido da parte della mano pubblica e della grande distribuzione: l’allarme e’ stato lanciato oggi dal presidente della Cia Puglia, Antonio Barile,secondo cui "Le produzioni pugliesi di uva, sia da tavola che da vino pur essendo di grande qualita’ hanno prezzi bassi che non riescono a coprire i costi all’origine". Eppure la Puglia, stando ai dati Cia, ha 150mila ettari vocati alla viticoltura, di cui 47mila per la produzione di 10 milioni di quintali di uva da tavola che ne fanno la prima Regione a livello mondiale e 105mila per quella di uva da vino che la confermano terza Regione in Italia dopo Piemonte e Veneto.
La richiesta della Cia a livello locale, gia’ annunciata ieri in un incontro con l’assessore regionale alle politiche agricole Dario Stefano, si sintetizza nell’invito alla grande distribuzione ad utilizzare esclusivamente produzione pugliese fino alla fine della campagna; mentre quella al ministro Zaia e’ per la chiusura dei cosiddetti ’green corridor’ per evitare che uve provenienti da altri Paesi vengano esportate come pugliesi.La Cia ,a livello nazionale,denuncia anche i ritardi del governo nell’applicazione della nuova Organizzazione comune di mercato, Ocm, che prevede la vendemmia verde e chiede un sostegno al reddito attraverso il meccanismo di aiuti europei ’de minimis’ che il governo potrebbe attivare.

Fonte: Agenzia Asca

Poche settimane fa lo stesso allarme era stato lanciato, sulle colonne de "Il Sole 24ore" , in un articolo di Nicola Dante Basile - una delle firme più auterevoli del mondo del vino - che allargava il problema a tutta la viticoltura italiana. Qui riportiamo alcuni stralci del suo pezzo.

Immagine riferita a: Puglia, viticultura in crisi per costo uvaLa crisi del vino deriva dal prezzo basso dell'uvaLa vendemmia 2009 ha uve sane, belle e un concentrato di aromi di eccezionale spessore, con le cisterne che segnano il pieno a 46,3 milioni di ettolitri di vino. La stima di Assoenologi conferma il tetto della produzione 2008, mentre scende di qualche gradino rispetto alla media di 48,4 milioni degli anni tra il 2004 e il 2008.
In linea con queste indicazioni anche i valori provenienti dalle fonti agricole, con Coldiretti che valuta la produzione francese prossima a 48 milioni di ettolitri. Il che segnerebbe il risorpasso della Francia sull’Italia. Ma è ancora da Assoenologi che arriva l’indicazione di un’Italia segmentata longitudinalmente, con le regioni a ovest dell’asse appenninico che denunciano aumenti produttivi tra il 5 e il 10 per cento e quelle a Est con indicatori altrettanto omogenei tra loro, ma con segno negativo.
Un paese diviso in due, quindi, laddove Veneto e Sicilia sono le sole regioni a fermare l’asticella sui precedenti valori, nonché confermare le rispettive posizioni di leader e quarto player in classifica generale. Ma con un vistoso calo dei listini che prende trasversalmente tutte le aree geografiche e colpisce tutti i tipi di uva. Ribassi che nelle considerazioni del direttore generale di Assoenologi Giuseppe Martelli si fermano mediamente intorno al 10%, e che altre fonti consultate dal Sole 24 Ore ritengono ben più marcati. Addirittura si arriva in alcuni casi a ribassi del 40 e persino del 50 per cento sui prezzi del 2008.
Resta comunque la consolazione che la qualità è premiante, almeno così è per quelle uve già vendemmiate. [...] Dunque, è la vendemmia della verità. Quella, cioè, che tutti aspettavano per sapere non tanto se la produzione di uva sarebbe aumentata o diminuita, ma se sarebbe stata quella giusta in grado di ridare nuova linfa a un settore di per sé attivo. Che però da tempo sconta condizionamenti socio-economici sfavorevoli.
Per non parlare della messe di norme contenute nella riforma Ocm, varata di recente dall’Unione europea, che in Italia resta ancora un corpo estraneo difficile da digerire, per la semplice ragione che pochi sono al corrente di quelle nuove regole. E quelle poche che si conoscono spiazzano gli addetti ai lavori. [...] Tutto questo mentre dal fronte export giungono voci tutt’altro che esaltanti. È di ieri la denuncia dell’Italian wine and food istitute di New York che registra la crescente divaricazione della forbice tra l’aumento del 22% del vino importato dagli Usa nei primi sei mesi dell’anno e il calo dell’8% dell’export dei vini made in Italy. Un andamento forsennato che ha preso un po’ alla sprovvista i produttori europei e che invece premia con percentuali a due cifre l’offerta più a buon mercato di tutti i paesi dell’emisfero sud, Australia in testa.

Nicola Dante Basile

Fonte: Il Sole 24ore

Inserito il 08 Settembre 2009 nella categoria Primo piano

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