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Vino, calano le importazioni USA

Il dato dell'Italian Wine & Food parla di una drastica riduzione dell'importazioni Usa dall'Italia che perde il primato di primo paese esportatore.

Il dato che emerge dallo studio dell’Italian Wine & Food potrebbe far getter subito nello sconforto. Ma non è proprio così. I numeri, in effetti non lasciano presagire nulla di buono ma dietro ad essi si intuisce quella che è la potenzialità dei vini italiani, e se si tiene conto degli ultimi attestati di stima rivolti ai vini pugliesi al Summer Fancy Food di New York allora in questo momento di flessione per i vini italiani qualche buona prospettiva per il futuro c’è.

I numeri. I dati dell’Italian Wine & Food Institute, diretto da Lucio Caputo e Jacopo BIondi Santi, sono riferiti al primo quadrimestre del 2009. Tra le righe emerge che con un aumento del 59% di bottiglie esportate negli Usa l’Australia scalza l’Italia dalla vetta dei paesi che esportano negli Usa, che nel periodo preso in esame ha subito una flessione dell’11% in termini di quantità. Spostando l’attenzione in termini di fatturato l’Italia, nonostante una flessione di 21punti percentuali notevolmente superiore a quella dell’Australia (che ha abbassato il valore delle sue esportazioni del 3,2%) mantiene il primato in termini nel valore delle esportazioni, resistendo meglio di altri paesi importatori concorrenti come la Francia ( che registra un autentico tracollo con un meno 39% in termini di qualità) e la Spagna, le cui esportazioni in termine di valore sono diminuite del 29%.

L’analisi. La tendenza che emerge dai dati dell’Italian WIne & Food Institute, in questo primo quadrimestre 2009, è che il consumo complessivo dei vini continua ad aumentare in quantità pur diminuendo in valore (+19,3% in quantità e -14,4% in valore nei primi 4 mesi 2009 rispetto al corrispondente periodo 2008) adeguandosi alle richieste dei consumatori che non rinunciano al vino ma privilegiano quello a basso prezzo. Si sta assistendo quindi ad un notevolissimo spostamento verso i vini a basso prezzo, a discapito quindi della qualità.  Questa svolta ha favorito principalmente l’Australia e di conseguenza anche gli altri paesi tradizionalmente produttori di vini di prezzo medio-basso come il Cile, l’Argentina e la Nuova Zelanda che hanno avuto tutti notevoli aumenti in quantità.

Notevolmente colpiti da questa tendenza sono i paesi europei che, penalizzati dall’euro e dai loro alti costi di produzione, hanno subito anche notevoli riduzioni in valore (-21,1% l’Italia, -39,1% la Francia, -28,8% la Spagna e -21,2% la Germania) esportando vini di più basso prezzo. Ma questa è una fase transitoria. Infatti, come fa notare Coldiretti in una nota "in questo momento di revisione delle regole di mercato a livello comunitario, i paesi produttori europei e l’Italia in particolare non devono fare l’errore di cadere nella trappola di una corsa al ribasso nelle garanzie di qualità e di tutela della tradizione che rappresentano il vero valore aggiunto della produzione, grazie al legame con il territorio".

Come cartina di tornasole di questo sensazione la Puglia, per esempio, può vantare i positivi riscontri del Summer Fancy Food di New York della scorsa settimana. Quindi, appare sempre più scontato, che quando questa fase sarà superata "ogni cosa ritorni al suo posto". Infatti, fa notare sempre Coldiretti, con 47 milioni di ettolitri prodotti l’Italia rimane il maggior produttore ed esportatore mondiale con il 60 per cento della produzione vinicola nazionale a denominazione di origine: 477 vini di cui 316 a denominazione di origine controllata (Doc), 41 a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 120 a indicazione geografica tipica". Quindi la leadership italiana non dovrebbe essere messa a rischio.

Inserito il 06 Luglio 2009 nella categoria Primo piano

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