Luca Zaia, Ministro dell'Agricoltura: 'È in atto una criminalizzazione del vino, solo il 2% degli incidenti è causato da stato d'ebbrezza'.
Dopo le discusse affermazioni estive sui Tg in dialetto, il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia balza di nuovo agli onori della cronaca per un’altra dichiarazione che di certo non gli attirerà, nuovamente, tutte le simpatie della maggioranza.
Lo spunto è un’intervista al periodico Quattroruote, dove il ministro difende a spada tratta il mondo del vino dicendo che un’eccessiva crimanalizzazione su chi beve prima di guidare sta uccidendo uno dei comparti più pregiati e produttivi del made in Italy. Facile leggere tra le righe una nuova difesa della sua base elettorale che di certo non farà tanto piacere alla sua maggioranza.
Il dibattito su alcool e guida è infatti tornato d’attualità dopo il varo alla Camera del provvedimento che ha, tra l’altro, abbassato a zero il limite per i neopatentati (Zaia su questo punto è d’accordo e dice di non essere contrario a forme di tutoraggio per i giovani) e che vorrebbe comunque estendere a tutti il divieto assoluto di bere prima di mettersi al volante.
Sembra quasi essersi innescata una guerra a distanza con il ministro Angelino Alfano che, a fine luglio, aveva attaccato chi guida in stato di ebbrezza paragonando l’alcool ad una vera e propria piaga sociale come la droga. Ma Zaia non ci sta e ribatte colpo su colpo erigendosi a paladino dei produttori: "Non credo alla cultura del proibizionismo - afferma il ministro - " il limite attuale, 0,5 grammi di alcool per litro di sangue, è ragionevole e stradigerito dall’opinione pubblica. Entro questi livelli si è sobri e perfettamente in grado di guidare. Corrisponde a due bicchieri di un vino che abbia non più di 11 gradi, diciamo uno spumante o un rosso non strutturato".
Zaia, inoltre, nella sua difesa invita a guardare con attenzione le statistiche sugli incidenti dove si legge che solo il 2,09 per cento è causato da guidatori in stato d’ebbrezza, cioè con gente ben al di sopra dello 0,5: "Non vedo perché dovrei rinunciare a bere con intelligenza e moderazione, solo perché ci sono irresponsabili che si ubriacano", spiega il ministro, "e perché non si guarda con altrettanta severità alle altre cause degli incidenti? Vogliamo parlare del fumo o dei farmaci che danno sonnolenza? Degli antistaminici che migliaia di italiani prendono in primavera per combattere le allergie? O dei tranquillanti? Temo siano più pericolosi dei fatidici due bicchieri, ma nessuno se ne occupa".
Inserito il 31 Agosto 2009 nella categoria Primo piano
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