Nell'edizione odierna de l'Adige, La Rubrica Prosit di Giuseppe Casagrande è dedicata a Tenute Rubino e al Susumaniello.
Quel "Somarello" nero del Salento
Sumariello nero, Zuzomaniello,Cozzomaniello,Zingariello. Sono alcuni dei nomignoli con cui nel Salento viene indicato il Susumaniello,vitigno autoctono della Puglia che ama le sabbie e la salsedine al pari di altri vitigni europei (vedi i vini della Camargue,vedi i vini di Sansego, minuscolo isolotto del Quarnaro,vedi i vini del Bosco Eliceo,nel Ferrarese).Il nome così curioso di questo antico vitigno di origini dalmate è dovuto al fatto che il Susumaniello, specialmente nei primi 10-15 anni di vita, ha la caratteristica di essere un vitigno molto produttivo, tanto da caricarsi in groppa in modo quasi spropositato molti grappoli d’uva, da qui il detto «carico come un somarello». Diffuso nel Brindisino e nelle zone vitivinicole intorno ad Ostuni e Fasano, fino a qualche anno fa il Susumaniello era utilizzato prevalentemnte come uvaggio con altre varietà della zona, ma negli ultimi tempi è stato riscoperto e vinificato in purezza. E’ quanto abbiamo toccato con mano, meglio col... palato, visitando nei giorni scorsi le tenute della famiglia Rubino a Brindisi. Un’azienda giovane che sorge su un territorio che affonda le proprie radici nella storia, nell’impero romano, quando la città di Brindisi si trovava al centro di intensi traffici marittimi per la commercializzazione del «nettare» di Bacco, crocevia per la conquista dei mercati mediterranei e orientali. La famiglia Rubino è entrata da poco (a metà degli anni Ottanta) nel mondo del vino, ma in pochi anni, attraverso una serie di acquisizioni, è riuscita a costruire un piccolo impero: 200 ettari di vigneto distribuiti nelle quattro tenute di Jaddico, Marmorelle, Uggio e Punta Aquila. Nel 2000 è nata anche la nuova cantina di vinificazione e affinamento a Brindisi città. Artefice di questa nuova sfida è un giovane e brillante imprenditore brindisino, Luigi Rubino, che, raccolto il testimone dal padre, ha scorto proprio nella valorizzazione dei vitigni della tradizione pugliese, la chiave per la rinascita enologica di una regione che con i suoi vini da taglio in passato ha contribuito a nobilitare molti vini del Vecchio Continente. Tra i vitigni strappati all’estinzione e sui quali l’azienda Rubino, con la benedizione dell’enologo Riccardo Cotarella, ha investito di più è proprio il Susumaniello che abbiamo avuto l’opportunità di apprezzare degustando quattro annate del cru «Torre Testa»: il 2003, il 2004, il 2006 e il 2007. Colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, bouquet fruttato di ciliegia e mora con una piacevole nota di liquirizia, nella versione più matura esplode in bocca con una potenza ed una elegenza senza pari. Prosit.
Le Tenute Rubino di Brindisi vantano una gamma straordinaria di vini d’alto lignaggio. Tra i bianchi ricordiamo il Vermentino in purezza, il Giancòla (Malvasia bianca) e il Marmorelle Bianco (blend di Chardonnay e Malvasia bianca). Tra i rosati il Saturnino (da uve Negroamaro in purezza). Tra i rossi il Torre Testa (Susumaniello 100%), il Visellio (Primitivo 100%), il Negroamaro (100%), il Marmorelle Rosso (Negroamaro 85%, Malvasia Nera 15%), Jaddico (Negroamaro 70%, Montepulciano 15%, Malvasia Nera 15%), il Punta Aquila (Primitivo 100%) e l’Aleatico in purezza.
Giuseppe Casagrande
Inserito il 22 Ottobre 2010 nella categoria Rassegna stampa
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