Torre Testa | Tenute Rubino | Casa del Susumaniello

Torre Testa.

Vitigno
Susumaniello
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Provenienza
Jaddico
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Torre Testa | Tenute Rubino | Casa del Susumaniello
Torre Testa | Tenute Rubino | Casa del Susumaniello

Torre Testa.
Susumaniello in purezza.

Capofila dell’omonimo progetto di recupero, il Torre Testa è un vino
emblematico, di territorio, dove complessità ed eleganza trovano una
sintesi praticamente perfetta. Premiato a lungo dalla critica nazionale e
internazionale, è considerato una delle etichette che hanno saputo innalzare
il livello dell’enologia pugliese, diventandone uno dei risultati enologici di
riferimento, come testimonia il gradimento ottenuto sui mercati più esigenti
e preparati. Rosso intenso, di gran classe ed eleganza, frutto di uve in parte
appassite, è il simbolo del nuovo stile enologico salentino, distinguendosi per
la poderosa spinta acida e i tannini di una finezza senza pari.
A partire dalla sua prima annata, la 2000, Torre Testa ha costantemente
ottenute i massimi riconoscimenti da alcune tra le più prestigiose guide
e testate italiane ed estere.

Caratteristiche tenuta
Vitigno
Susumaniello
Tenuta di provenienza
Jaddico–Giancòla
Terroir
sul livello del mare;
sabbioso
Sistema di allevamento
alberello–cordone speronato
Vinificazione
Fermentazione
Tra i 22-24 °C in serbatoi d’acciaio
Macerazione
16 giorni, a temperatura controllata
Affinamento
5-6 mesi in acciaio, minimo 12 mesi in barrique di rovere francese di primo passaggio, 12 mesi in bottiglia
Abbinamenti gastronomici
Necessita di primi e secondi di grande struttura, quali le pappardelle al sugo di carne, la carne alla brace e al forno, la selvaggina in umido. Intrigante l’incontro con il Canestrato Pugliese DOP ben stagionato.

Annate

  1. La scoperta di un tesoro, sotto il naso.
    Si chiudono un secolo e un millennio, e Tenute Rubino è ancora una piccola creatura. Tommaso Rubino è pronto a riconoscere a suo figlio Luigi il valore delle sue intuizioni che vuole assecondare con l’ausilio e il consiglio di chi nel vino ha realizzato il proprio destino. In azienda c’è già un giovane e promettente enologo – Luca Petrelli – che ascolta e inizia ad immaginare e a condividere i sogni di un giovane imprenditore che scorge il potenziale del suo areale e di piante di vite che, allora, in pochi sapevano riconoscere. Si vuole andare un po’ più in profondità e si inizia a parlare di un vitigno antico, presente soprattutto nel territorio di Brindisi, legato alla consuetudine contadina di impiantare tra filari di Negroamaro e Malvasia Nera anche questa strana creatura vegetale chiamata Susumaniello.
    La curiosità cresce e le domande si infittiscono, soprattutto quelle rivolte a Piernicola Tondo – storico agronomo della famiglia Rubino. Si arriva alla vendemmia, il colore degli acini è di colore blu intenso, il grappolo è piccolo e serrato: sono evidenti le prime caratteristiche distintive di questo vitigno sconosciuto.

  2. Il reimpianto.
    è un anno cruciale per Tenute Rubino. Luigi ha deciso che dalla pota del legno vuole una selezione massale del Susumaniello ottenuto dalle piante più longeve e in equilibrio produttivo. Il vigneto originario è impiantato subito dopo la guerra, in buona parte va anche estirpato. Si tengono quelle di Susumaniello e se ne prevede il reimpianto, con una maggiore densità per ettaro, su una superficie posta quasi al centro della Tenuta di Jaddico. Nella vendemmia 2000 si raccoglie Susumaniello in solitaria e iniziano a realizzarsi delle vendemmie, anticipate e posticipate, e delle microfermentazioni che vengono eseguite da Luca Petrelli e sottoposte ad una valutazione di Luigi e Tommaso che trovano sorprendente il colore: è un vino blu con sfumature rossastre, importante sotto il profilo olfattivo ma all’assaggio risulta del tutto duro e muscoloso, potente e corposo, quasi da mangiare. Serve il legno per dominarne la possenza e la forza dei tannini. Ma sono chiari – soprattutto a Luigi Rubino – gli elementi distintivi su cui lavorare e ottenere dei risultati significativi. E serve l’apporto di un consulente enologo che ne comprenda tutte le potenzialità: Tommaso Rubino si confronta con Riccardo Cotarella.

    Luigi Rubino vuole fornirgli, al suo primo incontro in azienda, un quadro effettivo delle potenzialità legate a questo vitigno quasi scomparso e sconosciuto. Lo vuole chiamare Torre Testa, in omaggio a quell’avamposto difensivo e d’avvistamento che nel ‘500 venne realizzato proprio sul mare di Jaddico e che costituiva, insieme a tante altre torri disseminate sulla costa del Salento, la più importante rete difensiva contro le incursioni ottomane verso quelle terre ricche e popolose. La degustazione in cantina occupò l’intero pomeriggio. Riccardo Cotarella aveva davanti a sé una batteria di bicchieri infinita, su cui erano stati versati i vini e le prove di botte di quelle diverse campionature – con vendemmie differenziate – macerazioni più lunghe – e quanto altro ancora Luca Petrelli e Luigi Rubino avevano messo insieme. Tornò più volte al naso due diverse “prove di espressione” di Susumaniello e, infine, dichiarò le sue impressioni confermando le enormi potenzialità del vitigno ma, allo stesso tempo, la necessità di lavorarci partendo dai tempi di raccolta.

  3. Nasce il Torre Testa
    e arrivano i primi, grandi riconoscimenti.

    Prima annata prodotta per il capofila del Progetto Susumaniello. Il Torre Testa 2001 è l’inizio di un’avventura che deve arrivare a definire un vino iconico che si distingue per la sua opulenza aromatica, la tessitura elegante e, soprattutto, la longevità. Deve essere un vino che evolve e migliora nel tempo. Il mercato in questa fase sembra ignorare questo vitigno. Raccontare del Susumaniello è difficile e richiede capacità di ascolto, attenzione e tempo.
    Sono poco più di 7000 le bottiglie prodotte e sono un piccolo tesoretto che Luigi Rubino monitora lungo tutta la fase di affinamento tra barrique e bottiglia. Il vino è impegnativo, lineare, carico di identità. Inizia a suscitare interesse e, in alcuni casi, persino devozione. Sono bottiglie che si prestano ad un’evoluzione che si spera possa determinare l’affermazione di un’etichetta emblema, di un vino solitario, che invita persino alla meditazione. Il segno di una grande passione verso la terra e la civiltà della vite e del vino. L’andamento climatico dell’annata, con una primavera mite e un’estate calda, si sente tutto nel bicchiere: il Torre Testa 2001 è un vino che, per caratteristiche, è esemplare dell’energia di ciò che si sviluppa sotto il sole del Salento. Di colore rosso cupo molto intenso e quasi impenetrabile, grazie alla media tostatura delle barrique di rovere francese in cui ha maturato per 12 lunghi mesi, emerge al palato con le sue classiche nuance di frutta a bacca rossa e nera, cioccolato e cannella. Il finale è intenso e pulito, coerente nelle sue note fruttate e speziate.
    È il vino che tutti si aspettavano: conquista i 90 punti su Wine Spectator, il primo Tre Bicchieri del Gambero Rosso e il primo 5 Grappoli di Duemilavini. E’ una festa grande che riscalda il cuore di tutti e commuove. E’ come la laurea di un figlio a pieni voti e con lode.

  4. Una vendemmia difficile.
    Un’annata molto impegnativa per diverse zone vitivinicole in tutta Italia, caratterizzata da una notevole instabilità climatica. Luigi Rubino decide ugualmente di portare avanti la produzione, quasi a voler mettere alla prova le uve di Susumaniello anche in annate difficili. La fase di selezione è stata molto rigorosa e impegnativa e ha comportato un significativo calo della produzione: sono solo 5000 le bottiglie prodotte.
    La 2002 è il Torre Testa che Luigi Rubino sente come una conquista: servirà attendere il tempo giusto per tornare ad assaggiarlo e capirne la stoffa e il potenziale evolutivo.
    Il colore è denso, di grande concentrazione. All’olfatto sprigiona note di cacao e liquirizia, mentre al palato è avvolgente, elegante e raffinato. Sentori di spezie e frutta matura completano il quadro di un finale dalla persistenza ineguagliabile, sorretto con armonia dalla nota acida perfettamente integrata. Ancora una volta importanti riconoscimenti: ritorna il Tre Bicchieri del Gambero Rosso e riceve 90 punti su Falstaff.

  5. La qualità è costante.
    Annata caratterizzata da una buona piovosità fino ad aprile e scarse precipitazioni tra luglio e settembre, complessivamente una stagione vegetativa equilibrata. Il Torre Testa 2003 risulta elegante e fine. All’olfatto spiccano note di frutta a bacca rossa, cioccolato, cannella e liquirizia, confermate al palato, carico di un fascino carezzevole e invitante.
    Il tannino è particolarmente denso, mentre il finale altrettanto lungo evoca ulteriori note di spezie e cacao. Un vino opulento con un lungo potenziale di affinamento. La produzione di bottiglie è la più alta dalla nascita del Torre Testa ed è di circa 9000 bottiglie. Conquista 93 punti su Wine Enthusiast.

  6. Un’annata da ricordare.
    L’annata, eccezionalmente favorevole nel suo andamento, ha dato un frutto ricco e maturo. Il Torre Testa 2004, dal colore rosso rubino molto intenso, colpisce al naso per la fragranza dei suoi sentori di frutta rossa matura e spezie, con richiami di vaniglia e note tostate. Al palato si caratterizza per una trama fitta ed elegante, sostenuta da una spiccata acidità. I tannini sono importanti e il finale è lungo, di grande persistenza. Viene raggiunto il traguardo di 10.000 bottiglie. Anche per questa annata importanti riconoscimenti: 5 grappoli di Duemilavini, 92 punti su I vini di Veronelli, 92 punti su Wine Enthusiast e 90 punti su Falstaff.

  7. Un surplus di eleganza.
    Il Torre Testa 2006 è un vino di grande impatto. Al naso sfoggia note di frutta a bacca rossa e nera molto matura: è concentrato e intenso, mostrando anche nuance speziate e minerali. In bocca è ricco, pieno e rotondo, fitto al punto giusto senza mascherare la grande eleganza e la complessità che lo contraddistinguono. Il finale è lungo, avvolgente e incredibilmente persistente. Viene premiato con i 5 Grappoli da DuemilaVini, 92 punti da Antonio Galloni su Vinous e 90 Punti da Veronelli. Anche per l’annata 2006 la produzione si attesta su 10.000 bottiglie.

  8. Ottima annata.
    Vino ricco e robusto, figlio di un’annata ottima. Ampio, pieno e corposo al palato, le sue note di spezia e frutta matura si confermano anche all’olfatto. Al naso è intenso, con sentori di frutta matura che riflettono i caldi mesi estivi. Note minerali e balsamiche completano il suo complesso bouquet. La trama è ricca e setosa, il tannino avvolgente. Il finale lungo si chiude con una vena acida e vibrante, intrisa delle stesse note fruttate e speziate riscontrate al naso. Circa 9000 bottiglie andranno sui mercati internazionali con la vendemmia 2007. Riceve 93 punti su Wine Enthusiast e i 5 grappoli di Duemilavini.

  9. La raccolta tardiva.
    Si è conclusa la collaborazione con Riccardo Cotarella. Con la 2010 Luigi Rubino e Luca Petrelli danno vita ad un’ulteriore interpretazione del Torre Testa: decidono per una raccolta tardiva delle uve e il risultato è una maggiore ricchezza e intensità del frutto. Il clima fresco ma soleggiato ha dato vita ad un vino dall’equilibrio esemplare, tra espressione aromatica matura, grande freschezza e una qualità di tannini ampi, setosi e perfettamente morbidi. Il colore è intenso e al naso sprigiona note speziate e minerali. Al palato è avvolgente, con intense note di ciliegia matura, spezie e confettura, e un finale che si prolunga con un delicato sentore di cacao. Si raggiunge un nuovo record con 11.000 bottiglie prodotte che vengono premiate con 92 punti su Wine Enthusiast.

  10. Regolarità sopraffina.
    Un’annata equilibrata e regolare. Con una produzione totale di 12.000 bottiglie, la 2011 esprime ancora meglio la direzione che Luigi e Luca hanno voluto dargli a partire dalla 2010: dal colore rosso cupo intenso, al naso si avvertono distintamente note eleganti, eteree e complesse di ciliegia nera e prugna sotto spirito, ribes e mora in confettura, alternate a deliziosi sentori di cioccolato, ginepro, noce moscata, liquirizia e cannella. Il tutto si conferma in bocca, dove il Torre Testa 2011 è setoso e rotondo: un vino ricco e generoso, ma anche fresco e con una struttura solida, di grande intensità e complessità. Si stacca notevolmente dalle annate precedenti, per finezza.
    Infatti conquista il Tre bicchieri del Gambero Rosso con un punteggio stellare.

  11. Un perfetto equilibrio.
    L’annata 2012 ha beneficiato di un anno vegetativo particolarmente asciutto
    e soleggiato, che ha favorito le condizioni ideali per la maturazione delle uve.
    Il risultato è stato un vino perfettamente equilibrato, dal colore rosso rubino intenso, con lampi violacei sull’unghia. Al naso affiora un frutto ricco e pienamente maturo, con delicate note speziate e sentori di frutta a bacca rossa e nera, che al palato si fondono con cacao e liquirizia. La struttura ricca e densa è bilanciata da una vivace acidità che mantiene il finale lungo, pulito e corposo. Anche la 2012 raggiunge la vetta e conferma il Tre bicchieri della Guida del Gambero Rosso e 94 punti da Falstaff. La produzione si conferma su dati interessanti con circa 11.000 bottiglie prodotte.

  12. Finezza e longevità.
    L’annata è favorevole, senza picchi di caldo, buona ventosità e ottime escursioni termiche.Il Torre Testa 2013 ha un colore rosso rubino intenso, quasi cupo, una grande concentrazione olfattiva, grazie alla presenza di note di vaniglia, liquirizia, cacao, prugna sotto spirito e ciliegia nera matura.
    Al palato è pieno e rotondo, con un tannino morbido e vellutato. Il finale, lungo e persistente, ha un denso retrogusto di note balsamiche e cioccolato. Indubbiamente, questa è una delle più grandi annate del Torre Testa, con un lungo potenziale di affinamento. Ancora un Tre bicchieri dal Gambero Rosso! Si torna ai massimi livelli con 12.000 bottiglie prodotte.

  13. Poca uva ma di grande qualità.
    L’annata è stata buona soprattutto per la qualità. In tutta la regione la primavera è trascorsa nel migliore dei modi e le abbondanti piogge verificatesi sia in inverno che durante la ripresa vegetativa hanno favorito il germogliamento ed introdotto nel migliore dei modi le fasi fenologiche della vite. L’estate calda ha permesso di ottenere una qualità al di sopra della media. Il Torre Testa 2015, di colore scuro e intenso, si caratterizza per nuance di frutti rossi pienamente maturi, spezie, caffè e cioccolato. Il bouquet è completato da note balsamiche e minerali. In bocca è ricco e avvolgente, pieno e rotondo, con una densità di tannini ampi e morbidissimi. Il vino è fragrante, delicato e setoso, perfetto da bere ma senza particolare urgenza. La produzione della vendemmia 2015 si attesta a circa 7000 bottiglie.

  14. Morbido e solare.
    L’annata particolarmente calda ha dato vita a un frutto ricco e intenso, esprimendo quindi un vino di proverbiale intensità gusto-olfattiva che ha sviluppato una perfetta integrazione di tutti i suoi elementi. Il Torre Testa 2016 si caratterizza per il frutto molto espressivo e un palato vellutato e pregnante.
    Al naso spiccano note di frutta matura a bacca nera, spezie e note balsamiche.
    I tannini sono abbondanti ma morbidi e setosi.

    Il vino chiude il sipario con una nota di spiccata acidità e freschezza, da cui scaturisce il finale lungo e intenso, intriso di quelle note fruttate e speziate riscontrate al naso. Ancora importanti riconoscimenti con i 93 punti di Robert Parker e le 4 Viti della guida Vitae.

  15. Torre Testa | Tenute Rubino | Casa del Susumaniello

    Intenso e avvolgente.
    Le abbondanti piogge che hanno caratterizzato la stagione primaverile, utili a garantire una adeguata dotazione idrica ai terreni, hanno dato vita a un frutto ricco e polposo. Dal colore rosso rubino intenso e impenetrabile, si caratterizza per note di frutti rossi molto maturi, quali prugna e ciliegia sotto spirito. Sentori di confettura e cioccolato fondente si accompagnano a note speziate come cannella, pepe nero e noce moscata. Notevoli le note di vaniglia e liquirizia. I venti estivi che arrivano dall’Adriatico arricchiscono i descrittori con note fresche e minerali. Al palato il vino è in perfetto equilibrio con tannini ampi e robusti, di finezza senza pari, già nobilissimi e ben delineati. Il finale è lungo e di grande persistenza, e il risultato è un vino ricco, avvolgente, pulito e corposo. Anche l’annata 2017 raggiunge la vetta: 94 punti al wine tasting Falstaff.