Il Susumaniello

Il Vitigno

Anima del Salento, tradizione di Brindisi: è in questa specifica area della Puglia che il Susumaniello, vitigno a bacca nera, ha trovato la propria dimora ideale. Le sue origini, probabilmente, vanno rintracciate in un’antica importazione dalla vicina Dalmazia, ma gli esperti, ancora oggi, non hanno trovato una risposta definitiva. Certe, invece, ne sono le caratteristiche, come l’etimologia del nome.

Conosciuto anche come Somarello nero, Zuzomaniello, Cozzomaniello, il Susumaniello è noto per la sua generosissima produzione iniziale, offrendo grappoli il cui peso carica la pianta“come il somaro”. Di rilievo è anche la sua grande resistenza alle avversità climatiche e agli agenti patogeni. Tuttavia, nonostante queste caratteristiche favorevoli, ha rischiato di scomparire, prima che Tenute Rubino lo recuperasse, esaltandone la versatilità e facendone il simbolo della propria produzione.

L’abbondante produttività di questo vitigno tende a ridursi sensibilmente col susseguirsi delle annate, toccando delle medie che scendono anche sotto il kg per pianta. Ed è proprio quando diminuisce nei numeri che il Susumaniello svela le sue vere qualità, dando vita a uve dal caratteristico color nero-bluastro ricche di tutte quelle sostanze alla base di vini dalle grandi potenzialità.

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Il Progetto di recupero

La sopravvivenza del Susumaniello fu messa in pericolo negli anni ’90, quando i viticoltori pugliesi cominciarono a espiantare i vigneti meno produttivi. Luigi Rubino, consapevole delle sue potenzialità organolettiche, ha scelto invece di legare la propria azienda alla sua riscoperta e valorizzazione. Lo alleva a Jaddico, lungo la dorsale adriatica a 8 km a nord di Brindisi, in un vigneto di 20 ettari completamente dedicato alla sua produzione che beneficia della posizione privilegiata vicino al mare.

Le piante, da un lato, sono favorite dal vento di tramontana, e dall’altro vengono tenute al riparo dallo scirocco. Durante le ultime fasi di maturazione delle uve, le escursioni termiche diventano più marcate, salvaguardando gli accumuli dei polifenoli e delle sostanze aromatiche.

Divise tra spalliera e alberello, le viti poggiano su terreni di origine calcarea, tendenzialmente sciolti per la presenza abbondante di una frazione sabbiosa che permette un rigoglioso sviluppo dell’apparato radicale e il drenaggio delle acque in eccesso. Frutto di una selezione massale operata su un vigneto di 75 anni, gli impianti di Susumaniello sono stati incrementati grazie a dei reimpianti nei primi anni 2000. Vengono costantemente monitorati secondo un disciplinare di produzione aziendale rigoroso, garantendo una produzione di uve dallo straordinario impatto qualitativo.

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Le viti ad alberello e il progetto di salvaguardia

Fin dall’antichità, l’alberello si è rivelato un sistema adatto a mitigare alcune difficili condizioni di coltivazione della vite, in particolare quelle poste da terreni siccitosi, battuti costantemente dal vento e in condizioni di aridocoltura. In epoche non troppo distanti, parlare di vigneto in Puglia, e in particolare nel Salento, equivaleva a dire vite ad alberello, vere e proprie sculture vegetali, realizzate da generazioni e generazioni di contadini.

Quest’antica forma d’allevamento ha rivestito un ruolo fondamentale nello sviluppo agricolo e vitivinicolo della nostra regione. Sono state le condizioni spesso estreme di alcune aree del territorio pugliese, con terreni poco fertili e soggetti a prolungata siccità (come quelli che da Brindisi scendono fino a Santa Maria di Leuca) ad aver favorito la diffusione di questo sistema d’impianto che, esaltando le caratteristiche intrinseche delle uve, attraverso il ridotto consumo d’acqua, è diventato sinonimo di viticoltura di qualità, nonostante i limitati carichi produttivi. L’alberello ha segnato in particolare la coltivazione delle varietà autoctone a bacca rossa, come il Primitivo, il Negroamaro e il Susumaniello. L’equilibrio tra i terreni siccitosi, il clima e le peculiarità delle uve, fa sì che i grappoli si dispongano sulle piante in modo ottimale, ben esposti al sole ma protetti, grazie alle foglie, da possibili e nocivi eccessi termici. Inoltre, specie nelle ore notturne, la vicinanza al suolo dei tralci produttivi porta il beneficio del calore del terreno in fase di maturazione delle uve. Una viticoltura antica, eppure modernissima, che Tenute Rubino custodisce con grande orgoglio e impegno produttivo.

Tenute Rubino, ha sempre seguito una filosofia di recupero, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio vitivinicolo pugliese. La tecnica della vite ad alberello pugliese incarna, per l’azienda, quel capitale di sapere agricolo e cultura contadina da preservare. È da tradizioni come questa che passa non solo l’identità di un’intera comunità agricola, ma anche un vino di qualità irripetibile. Aggirandosi tra i vigneti di Tenute Rubino  l’antica tradizione della vite ad alberello prende vita oggi come migliaia di anni fa.

La superficie vitata ad alberello pugliese, divisa tra le diverse tenute di famiglia, ammonta a circa 90 ettari suddivisi tra i vitigni autoctoni Negroamaro, Primitivo e Susumaniello. Gli impianti più vecchi risalgono a un periodo tra il lontano 1914 e il 1984: una vera e propria finestra sulle tradizioni millenarie dell’agricoltura mediterranea. Le piante si presentano mai più alte di un metro, distanti ognuna dall’altra un metro e mezzo e allevate a vaso, per una modalità produttiva che, attraverso la sua complessità e con il tipico clima caldo-arido del bacino del Mediterraneo, sa conferire, come poche altre forme di allevamento, la qualità delle uve oltre che frutto e struttura al vino.

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I vini

I tempi di raccolta delle uve Susumaniello seguono le diverse tipologie di vino prodotte. Portabandiera è il Torre Testa, cru realizzato con uve vendemmiate a fine settembre: un vino emblematico, di territorio, dove complessità ed eleganza trovano una perfetta sintesi.

Da uve raccolte a metà settembre nasce invece Oltremé, esuberante, fresco e subito seducente al palato: un’etichetta dagli incantevoli richiami fruttati, che sa essere sia piacevole che elegante. Le uve del Sumaré, primo metodo classico di Tenute Rubino millesimato, vengono raccolte in anticipo rispetto alla loro normale maturazione, garantendo così un’acidità adeguata alla rifermentazione in bottiglia. Questo spumante dosage brut sosta sui lieviti per un periodo di 30 mesi. Il suo successo ha portato alla nascita del Sumaré Brut Nature, spumante dosage zero millesimato che ha la sua sboccatura dopo 42 mesi di affinamento sui lieviti autoctoni, e al Sumaré Brut 60 mesi. Chiude infine la gamma dei vini a base Susumaniello il Torre Testa Rosato, da uve generalmente raccolte entro la prima decade di settembre: freschezza e sapidità ne svelano tutta la personalità mediterranea.

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