Tenuta Padula di Geremia

Vitigni: Verdeca, Alessano e Minutolo bianco
Superficie: 6,90 ettari
Altitudine: tra i 313 mt ai 326 mt s.l.m.
Tipo di terreno: calcareo

Terroir

Nel cuore dell’entroterra brindisino, tra i mari Adriatico e Ionio, sorge la Tenuta Padula di Geremia. 5,3 ettari coltivati a oltre 300 metri s.l.m. all’interno dell’omonima contrada nella Valle d’Itria, caratterizzata dalla presenza di trulli, antiche masserie, uliveti secolari e grotte carsiche. La nuova Tenuta della famiglia Rubino, sita a cavallo dei Comuni di Martina Franca, Cisternino e Ceglie Messapica, si estende in una vallata particolarmente vocata all’allevamento delle varietà autoctone come il Bianco di Alessano, il Minutolo bianco e la Verdeca – impiantate 14 anni fa grazie ad una specifica selezione clonale – con una resa per ettaro compresa tra i 70 e 90 quintali.

Piccoli vigneti per una viticoltura di precisione e con produzioni davvero particolari e di nicchia. L’orografia è frastagliata, dove la parte dominante è quella della media collina, caratterizzata da pianori, versanti e suoli profondi a matrice calcarea grigio chiara, ricchi di scheletro di piccole dimensioni. L’andamento climatico risulta particolarmente favorevole: estati caldo-aride e piogge abbondanti, distribuite principalmente durante i mesi autunno-invernali (media di 640 mm/anno) danno vita ad un terroir unico per la coltivazione della vite. Le temperature registrate all’interno e all’esterno dei vigneti confermano, infine, l’importanza qualitativa e quantitativa delle escursioni termiche tra il giorno e la notte con minime di 4°C e massime di 33,5°C.

Padula di Geremia | Le tenute di Tenute Rubino - Casa del Susumaniello

I vitigni autoctoni

Verdeca
Di controversa origine (probabilmente greca), la Verdeca risulta tra le varietà autoctone a bacca bianca più diffuse nella Valle d’Itria; allevata storicamente anche nella zona di Gravina di Puglia, prende il nome dalla colorazione verdolina delle bacche. Il grappolo è di medie dimensioni con acini ovali e buccia abbastanza pruinosa. Storicamente le uve di questo peculiare vitigno locale venivano utilizzate come base per i vini dolci e per il Vermouth, oggi, invece, grazie allo studio e all’impegno profuso da parte di alcune aziende sul territorio, viene vinificata in purezza e nella versione secca.

Bianco di Alessano
Vitigno a bacca bianca tipico pugliese originario della Valle d’Itria, per molti anni vinificato in blend insieme alla Verdeca per la produzione dei mosti base per la produzione di vini dolci e per il Vermouth. Il Bianco di Alessano è caratterizzato da foglie orbicolari, con grappoli di medio-grandi dimensioni e di forma cilindrica. L’acino è di colore giallo paglierino con buccia spessa. Nel corso degli anni, a causa della bassa produttività, è stato gradualmente abbandonato a favore di altre varietà locali che garantivano una resa maggiore. Oggi questo vitigno è da considerarsi un vitigno reliquia della tradizione pugliese, insieme ad altre varietà minori ma di sicuro interesse.

Minutolo bianco
Conosciuto anticamente come Fiano Minutolo o Moscatellina (il vero nome di questo vitigno a bacca bianca), il Minutolo veniva utilizzato per produrre i vini della DOC di Locorotondo e Martina Franca, poi sostituito dal Bianco di Alessano e soprattutto dalla Verdeca, a causa della bassa resa in produzione. Quasi scomparso dal panorama enologico, ha rischiato la definitiva estinzione prima di essere nuovamente riscoperto, negli ultimi due decenni, attraverso un virtuoso processo di valorizzazione. Particolarmente delicato e caratterizzato da una spiccata e accattivante componente aromatica, il Minutolo viene oggi allevato anche in territori limitrofi, come il comprensorio di Gioia del Colle.

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Paesaggio e storia

La Valle d’Itria, un territorio produttivo di origine carsica costeggiato in entrambi i lati dal mare (Ionio e Adriatico) e ricco di vegetazione: qui alberi di ulivo si alternano a terreni coltivati a vite e querceti di rara bellezza. Un areale produttivo particolarmente florido, dove piccoli borghi disseminati lungo tutta la vallata sono diventati, soprattutto nell’ultimo ventennio, destinazione turistica anche di livello internazionale.

La sua storia si intreccia, anticamente, all’avvento dei Messapi che si insediarono dapprima nella città di Ceglie Messapica (la vecchia Kaìlia o Caeliae) chiamata dagli antichi greci “Messapia” e, successivamente, lungo tutta la penisola salentina. Durante il corso degli anni furono rinvenuti numerosi ritrovamenti archeologici: fortini, specchie (elevate fortificazioni in blocchi megalitici e alte anche oltre 20 metri con 60 metri di diametro), necropoli, oltre a iscrizioni, monete e reperti di varia natura e materiali come ceramica o metallica. Ceglie Messapica è anche considerata la capitale della Dieta Mediterranea in cui, nel tempo, si sono andate formando significative iniziative produttive di valorizzazione del territorio e delle sue peculiarità, dove la ristorazione ha saputo dare profondità e spessore.

I vini