MEMORIE DI TANNINO – Tempo, Sedimentazione, Ricordo
La barricaia, luogo in cui il tempo si deposita lentamente nella materia e il vino affina la propria identità, si trasforma in un campo attraversato da presenze silenziose. Con MEMORIE DI TANNINO | Tempo, sedimentazione, ricordo, Riccardo Masini firma il terzo capitolo della rassegna ALCHIMIE, dando forma ad un’installazione in cui il legno si fa archivio di tracce, gesto reiterato, costruzione di memoria.

La ricerca di Masini si sviluppa attorno a un elemento primario e archetipico: il pedone. Figura minima, apparentemente marginale, esso racchiude una tensione profonda tra limite e possibilità, tra condizione data e trasformazione. Nel lavoro dell’artista, il pedone si moltiplica, si espande, perde la sua funzione originaria per diventare segno, ritmo, struttura e, disposto nello spazio in differenti scale e configurazioni, genera un paesaggio instabile, una topografia fatta di emergenze e dislivelli, in cui lo sguardo è chiamato a orientarsi senza coordinate certe.
Come nella visione di una scacchiera che si disgrega e si verticalizza, il suolo smette di essere superficie e si fa percorso accidentato, fatto di conquiste progressive, di soste, di salite, ed ogni elemento sembra custodire una tensione interna, come se la materia stessa fosse attraversata da un processo in atto. I pedoni che attraversano questa “architettura dell’incertezza”, devono fare i conti con un cammino che muta incessantemente ed una meta che resta, inesorabilmente, avvolta nell’ombra. Il pedone non è più soltanto simbolo di avanzamento, ma diventa testimonianza di un attraversamento, traccia di un tempo che si accumula e genera cambiamento.
Il legno, materiale scelto da Masini, amplifica questa dimensione. Materia viva, porosa, segnata dal proprio passato organico, esso porta in sé una memoria stratificata, fatta di crescita, taglio, lavorazione. Nella barricaia, il legno assume una risonanza ulteriore: è lo stesso elemento che accoglie e accompagna il vino nel suo processo di maturazione, che ne modella il carattere, che ne assorbe e restituisce aromi e identità. Le sculture entrano così in un dialogo profondo con lo spazio, condividendone la sostanza e il ritmo.
Come il vino che riposa nelle botti, anche l’installazione di Masini si fonda, dunque, su un tempo non immediato, fatto di attese e trasformazioni lente, ed il tannino, evocato nel titolo, diventa una chiave di lettura: elemento invisibile ma determinante, capace di strutturare, conservare, lasciare tracce nel tempo.
Il dialogo con il vino si costruisce dunque su un piano processuale e sensibile. Se nella fermentazione il movimento è evidente e nella fluidità il corpo si espande, nelle sculture il tempo si ritrae, si addensa, si sedimenta. Le superfici lignee, attraversate da venature e imperfezioni, restituiscono un’immagine della materia come archivio vivo, spazio in cui ogni segno è il risultato di una trasformazione.
MEMORIE DI TANNINO è un’installazione immersiva e meditativa, in cui la ripetizione non genera ordine ma variazione, e la molteplicità non disperde ma concentra. Un luogo in cui il visitatore è chiamato a rallentare, a misurarsi con un tempo diverso, più profondo, più denso;
lo stesso tempo che, nel silenzio della cantina, lavora il vino fino a condurlo alla sua forma compiuta.
di Ilaria Caravaglio