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LA TERRAZZA

27.04.2017

La terrazzaPer un momento, do le spalle al duomo e alla piazza, e mi appoggio al parapetto. E pensare, mi dico, che nemmeno mi piacciono le pubblicità. Che, quando passano in tv, cambio canale. Eppure, se non fosse stato per una pubblicità, non mi troverei adesso qui, sulla mia terrazza, a qualche metro dal duomo di Brindisi. Soprattutto, non mi troverei riunito coi miei amici di una vita. Da quanti anni non ci trovavamo tutti insieme? Sempre di mezzo il lavoro, i figli, i problemi di famiglia, le ferie che non arrivano mai e che, quando arrivano, sono troppo brevi. Questa volta, però, mi sono detto che non bisognava aspettare. O meglio, è stata una bottiglia a suggerirmelo. Una bottiglia di Rosato. Un Rosato di Negroamaro, nato qui, nella nostra terra, il Salento, un Salento che l’altro giorno, stappata la bottiglia e accostato il calice alle narici, ho incontrato in un modo nuovo: il fresco della violetta, dell’amarena e della ciliegia si sposa con melagrana, lamponi e fragola. E poi, in bocca, erompe la rotonda sapidità del nostro mare.
E allora mi sono ricordato di quella pubblicità. L’avevo vista l’anno scorso, durante gli europei di calcio, non ricordo nemmeno a quale prodotto fosse legata. Solo che era molto semplice. E bella. C’era un gruppo di amici e amiche, tutti davvero giovani, che si riunivano su una terrazza per un barbecue e guardare insieme la partita dell’Italia. Da quanto non facevo una cosa del genere? E quanto sarebbe stato bello farlo di nuovo, anche se ormai né io né i miei amici eravamo più giovani come quei ragazzi? E quanto sarebbe stato bello condividere con loro quel rosato, e raccontargli come erano stati il suo sapore e un ricordo ad averci raccolti tutti insieme, ancora una volta?
È già sera, il cielo ha ancora qualcosa del turchese graffiato di arancione che ha sugellato il tramonto, e io mi soffermo sui miei amici e amiche che mangiano, ridono, brindano. Potrei commuovermi come in un museo, davanti al quadro di un pittore che non ho mai conosciuto. Ma questo, forse, è meglio rimandarlo. Allora alzo il calice, e la bottiglia nell’altra mano per riempirlo. Guardo l’etichetta, leggo il nome e penso: grazie Saturnino. E grazie a voi, Tenute Rubino. Anche se non ci conosciamo, anche se non ci siamo mai incontrati, siete anche voi, con noi, su questa terrazza, stasera.

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